Perchè la vicenda Open-Renzi è anche un problema per i nostri dati personali e per la democrazia?

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L’inchiesta legata alla fondazione Open che ha visto coinvolto l’attuale senatore Matteo Renzi, all’epoca dei fatti primo ministro, è solo l’ultima di una lunga serie che ha visto la politica intrecciare le proprie strategie con i social media e da essi estrapolati.
Cambrige Analytica aveva aperto il vaso di pandora, in ogni elezione dal 2012 ad oggi c’è traccia di tentativi di manipolazione dell’opinione pubblica attraverso l’uso dei dati raccolti attraverso i social.
Le inchieste sulla bestia di Matteo Salvini e le frequentazioni con il gruppo di Bannon, recentemente incriminato per le vicende legate all’assalto di Capitol Hill,  però non sono servite a sensibilizzare l’opinione pubblica attorno al tema del rapporto tra la politica e l’utilizzo dei nostri dati da parte dei social media. Tutte le forze politiche hanno preferito inseguire Salvini, clonando la sua bestia, piuttosto che combattere quel modo di fare.

Ciò che inquieta maggiormente della vicenda Open/Renzi, allo stesso tempo però fornisce una dose di enorme realismo, è da un lato l’enorme investimento delle agenzie di intelligence di molti paesi occidentali sulla manipolazione dei dati, dall’altro il cospicuo quantitativo di risorse messe sul piatto per ottenere quelle informazioni.
Una società di intelligence Israeliana sarebbe la fornitrice del software  di tracciamento (Voyager analitics) utilizzato dal gruppo di Renzi, che avrebbe investito più di 900.000 euro nel giro di soli 2 anni.
Questo dovrebbe far capire quanto la libertà dei cittadini e delle cittadine di questo paese sia in pericolo, quanto la democrazia sia ormai resa inoffensiva dalla capacità tecnica di chi utilizza certi strumenti e che al tempo stesso dispone di enormi risorse per drogare l’informazione e il dibattito pubblico. Soprattutto ci dovrebbe mettere di fronte al fatto compiuto che allo stato attuale solo chi ha disposizione enormi capitali da investire per l’acquisto e la gestione di alcuni software ha la possibilità di diffondere il proprio messaggio politico, sia esso eticamente corretto o meno.
In questi 20 anni, mentre i media cambiavano il volto della nostra società con una velocità mai vista prima nella storia dell’umanità, la politica e le istituzioni europee si dimostrate totalmente incapaci di fornire degli strumenti che arginassero lo strapotere di privati e capitali.

Qualcuno ad una prima lettura potrebbe obiettare che tuttavia l’obiettivo di far passare il Si al referendum costituzionale da parte di Renzi sia fallito e che la maggior parte delle paure espresse in questo articolo siano infondate.
Si è vero, il referendum costituzionale sembrava aver sancito una sonora sconfitta per l’ex sindaco di Firenze la storia l’avesse destinandolo ad un lento oblio.
Oggi, nel 2021 ,sappiamo che non è cosi.

Le teorie sui media che immaginavano la manipolazione dell’opinione pubblica in una sola campagna elettorale sono abortite e superate dagli anni ’50.
Tutti gli studi successivi concordano che solo una lunga esposizione ad un determinato messaggio genera davvero un cambiamento nelle convinzioni di chi vi è esposto.

Una delle frasi che più mi ha colpito, estratta dalle intercettazioni di Carrai, è quella in cui cerca di far comprendere a Renzi che non è possibile travasare i voti del Movimento 5 Stelle al Partito Democratico, non funziona cosi e non è quello l’obiettivo da perseguire.
Quello che si può fare è indebolire le convinzioni dell’avversario politico, aumentando l’astensionismo e contemporaneamente rafforzare le armi della propria narrazione politica in modo da poter contare sulla compattezza delle “tue truppe”.
Insomma mantieni la posizione e getta lo scompiglio tra le fila nemiche, otterrai un grande risultato.

E’ curioso come le forze di centro/moderate nelle ultime tornate elettorali, dopo il 2018, abbiano visto un’affermazione delle loro compagini praticamente ovunque, anche come nel caso di Mastella a Benevento.  Sono state determinanti, cosi come lo è stata l’astensione, non solo quando correvano contro il M5s ma addirittura contro lo stesso PD.

mastella mattarella de luca

E’ interessante notare come il partito che abbia raggiunto i maggiori “consensi” sia per l’appunto quello dell’astensione che mai come in questa fase sta dando grandi soddisfazioni alle intuizioni di Carrai.
Quindi sarei più cauto nel tirare le somme rispetto ai risultati degli investimenti sulla comunicazione di questi lobby politiche.

Sarò retrò e sicuramente fuori moda ma ci sarebbe una seria necessità di ritornare ad una riflessione sul finanziamento pubblico dei partiti politici.
La fine della prima Repubblica è coincisa con la fine di quella modalità di funzionamento della politica, aprendo ad uno scenario peggiorativo per il funzionamento della nostra democrazia.

Non solo la corruzione e il nepotismo non assolutamente scomparsi ma oggi ci troviamo in una condizione per la quale solo i soggetti che hanno la capacità di trasformarsi in terminali degli interessi di grandi gruppi privati, hanno la possibilità economica di investire sulla politica.  Quest’ultima ormai intesa come un vero e proprio business non diverso da altri tipi di investimenti privati.

L’inchiesta di Salerno, nella quale è coinvolto il presidente della Regione Campania De Luca, è un altro fulgido esempio di come il finanziamento alla campagna elettorale del politico di turno, l’acquisizione delle tessere “per conto di” , siano azioni ormai date per scontate, prassi per le imprese che intendono lavorare con gli appalti pubblici. Con buona pace di chi pensava che il problema della corruzione fosse una conseguenza del finanziamento pubblico ai partiti e non una malattia endemica del nostro sistema economico.

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