Don’t Look Up – Il capitalismo spiegato nella sua devastante stupidità.

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cast don't look up
Anche io ho visto Don’t Look Up.
Al di là del cast eccezionale, Di Caprio riesce a interpretare con maestria qualsiasi ruolo, l’idea di trattare un argomento cosi complesso e attuale ( l’estinzione o l’autoestinzione del genere umano) con leggerezza e un leggero tocco di satira, mi è piaciuto.
 
[ATTENZIONE POSSIBILE SPOILER]
 
Ho letto decine di commenti entusiasti sul film, anche un pò eccessivi a mio avviso, è un buon film ma non lo esalterei, sicuramente va visto.
Molti commenti leggevano il film come una presa per il culo dell’universo No Vax.
E’ evidente che ci sia una linea critica satirica che mette a nudo al stupidità del fenomeno cospirazionista molto caro al QAnon, però sostanzialmente Don’t look up andrebbe soprattutto  contestualizzato nel panorama USA dell’era Trump.
 
A mio avviso è soprattutto una feroce critica anticapitalista, guai a confonderlo con l’esaltazione degli ultras si vax da un lato o peggio come un manifesto antigovernativo in chiave no vax dall’altro,  come qualcuno sta cercando di fare in queste ore in Italia, sviluppando quel circo di tifoserie che lo stesso film cerca di ridicolizzare.
 
Il potere politico viene costantemente reso grottesco e per nulla capace di creare complotti, Meryl Streep è l’incarnazione del trumpismo, della politica che insegue costantemente il consenso che non riesce più riprodurre.
Screditata da mediocrità e scandali è disposta a mettere a rischio l’intero genere umano pure di garantire la propria permanenza alla Casa Bianca.
Come dice perfettamente Jessica Lawrence, nei panni della dottoranda che ha scoperto la cometa: “Non sono così intelligenti da essere malvagi come credete”

 
La scienza non è per nulla esaltata o vista come la risoluzione di male.
Chi scopre la cometa è una dottoranda che verrà poi bollata come pazza e marxista, mentre i più grandi scienziati verranno assoldati dalla multinazionale Bash, restando in silenzio fino all’ultimo minuto.
 
La comunicazione main stream, unico soggetto a poter decidere quali siano le priorità e le ansie della gente, quando il professore ( Di Caprio) parla per la prima volta in Tv, lo sminuisce trasformandolo in un fenomeno folkoristico buono solo per i meme o per i talk pomeridiani. L’attenzione vera scatta solo nel momento in cui conviene alla Presidente avere un argomento per distrarre l’opinione pubblica dai suoi scandali personali in vista delle elezioni di middle-term.
 
Chi comanda davvero non è la politica o il governo, chi muove i fili fino all’ultimo istante è Peter Isherwell della Bash company, mix tra Elon Musk, Steve Jobs, Bezos and Zuckerberg.
La sua risposta indignata all’affermazione di Di Caprio che lo definisce come “uomo d’affari” rappresenta la follia a cui oggi siamo arrivati nel confondere interessi delle multinazionali, il marketing dei loro prodotti, come stili di vita o modelli da seguire in etica new age ormai già passata di moda da un bel pezzo.
Personaggi esaltati a semi-Dei scesi in terra per condurci tutti in Metaverso dove la felicità si ottiene con una fotocamera 128px, un logo esclusivo o l’abbonamento prime.
 
La preghiera finale del Segretario di Stato americano, che prega per gli oggetti che potrebbero sparire (la roba come direbbe Pirandello)  invece di pregare per le persone care, è l’immagine di una società, in particolare quella USA/Occidentale che ha glorificato e santificato la proprietà privata e il consumismo, mettendo in secondo piano la felicità e le relazioni tra esseri umani.
 
Insomma un film simpatico e tragico allo stesso tempo, per nulla fantascientifico che aveva come obiettivo quello di far aprire gli occhi sul cambiamento climatico e le conseguenze, alle quali siamo esposti ogni giorno di più
Un interessante termometro della società americana nella quale anche intellettuali, registi, attori e personaggi dello show business cominciano ad interrogarsi sull’insostenibilità del modello capitalista e su un suo sempre più necessario superamento.
 
Insomma nulla a che vedere con la lotta tra Si-Vax e No-Vax o l’esaltazione dei vari Burioni, Galli e Bassetti o al contrario di qualche folle seguace di ByoBlu.


Ne tanto meno un’assolutoria critica al genere umano e ai suoi vizi, come spesso noi occidentali siamo soliti fare, il problema è tutto in casa nostra. Tant’è che fino all’ultimo minuto Meryl Streep rifiuterà di sedersi con le altre nazioni, per non mettere a rischio gli interessi della Bash.

Se proprio si vuole trarre qualcosa di pedagogico, si può cogliere l’esortazione a guardare verso l’alto (Look Up): verso le gerarchie sociali della nostra civiltà, verso un potere che non vuole essere mai messo in discussione e una democrazia che vede le sue funzioni orami ridotte e mero servizio degli interessi di pochi uomini e donne che hanno nelle proprie mani la maggior parte della ricchezza. Tutto si può sacrificare, la salute, la felicità, l’ambiente che ci circonda, in nome del profitto di pochi.
L’unica cosa che questi signori vogliono socializzare sono le conseguenze dei loro fallimenti anche se queste conseguenze porteranno a danni catastrofici… tanto loro avranno sempre un piano B al quale aggrapparsi.
P.s.
Se pensate che Don’t Look Up sia troppo catastrofista e poco realista, vi invito ad approfondire l’equazione di Drake sulla breve durata delle civiltà
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